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Penso a quanto questo lavoro sia profondamente radicato in me, questo é per me di grande conforto.
Sono cresciuta giocando nei giardini dei miei nonni, ricordo come fosse ieri il profumo della terra in cui sprofondavo le mani.

Ne prendevo una manciata per i miei tortini di terra che decoravo con petali di magnolia (Magnolia × soulangeana), quanto si arrabbiava la nonna Anna quando deturpavo i suoi fiori!?
Ero, già allora, affascinata dai contrasti e dall’accostamento dei colori: marrone terra vs viola rosa in un mix profumato di prato e giorni di sole. Del suo giardino ricordo, e vivo tuttora perché la mia nonna Anna ha 92 anni meravigliosamente portati, anche le bocche di leone che spuntano dalle spaccature di cemento, le piante di rose e i tulipani del nonno Felice.
Li piantó negli anni 50, per lui erano una passione, li amava e li collezionava. Non l’ho mai conosciuto ma lui vibra dentro me, credo di avere ereditato molto del suo carattere, sicuramente la sua caparbietà.

Il tulipano é il mio fiore preferito, anche se sceglierne uno da preferire tra tutti è davvero molto difficile.

Diciamo che mi rappresenta e fa parte di me e della mia storia. Ecco da dove arriva il desiderio di stilizzarlo per il logo de La Fiorellaia. Un tulipano, per le mie radici paterne.

Sono molto affezionata a questi legami tra ieri e oggi, le vibrazioni del dna, la storia che si muove ed evolve. Siamo il nostro passato, le scelte nel presente che saranno il nostro futuro. Ci pensate mai? Avete la stessa percezione?

Poi c’è la mia amatissima nonna Lina, non che abbia amato meno gli altri nonni, ma con lei c’era qualcosa di speciale. Come mi sentivo protetta sulle sue ginocchia e tra le sue braccia, lo so solo io. Mi manca. Penso spesso a cosa penserebbe e quanto sarebbe fiera di noi.
Parliamo subito dei suoi gerani (Pelargonium), rigorosamente zonali, perché i parigini per lei no grazie, nonostante con la Francia la mia famiglia abbia avuto un particolare legame. 
I nonni vissero in Francia per molti anni, la mia mamma nacque là, infatti. Tornati in Italia al mio paese di origine venivano e credo vengano ancora chiamati “i francesi”.
I gerani della nonna, dicevo, erano un’esplosione di colore pazzesca e per lei motivo di grande orgoglio. E il profumo? Sfregate una foglia di gerani e lo sentirete: lo adoro. Mi piacerebbe che lo faceste davvero appena vi capita, poi fatemi sapere com’è.

Forse il mio amore per il rosso viene da lì, il rosso geranio é bello da disarmare.

E poi le sue esplosive Caroline, chiamate anche fiori di vetro, aveva dei vasi colmi meravigliosi. Facevo arrabbiare anche lei quando mi divertivo a far scoppiare le piccole capsule colme di semi, davvero se ne vedevo una non resistevo. Anzi, secondo me le fioriture erano così pazzesche anche grazie a quel gesto, lasciatemelo credere!
In tutto questo non dimentichiamoci le spalle forti del nonno Sergio e le passeggiate che mi faceva fare in carriola, quante risate e quanto infinito bene in quegli occhi!
Prima dell’autunno ci si trovava tutti e si portavano al riparo i 500 vasi della nonna (cinquecento davvero) per il riposo e la protezione invernale.
Che ricordi bellissimi. 
Comunque La Fiorellaia è lei, cioè sono io ma in origine è un nome dato per onorare lei e la parte materna delle mie radici.

I miei nonni mi hanno insegnato che avere un giardino è come avere una miniera d’oro e che le radici, in senso stretto e simbolico, sono importanti.

La natura si fa osservare insegnandoti molto e ti aiuta a scandire e percepire meglio il tempo. Oltre ad essere un incredibile antistress è una complice di vita pazzesca, questo ve lo dico spesso. Stare a contatto con la natura, le piante e i fiori andrebbe vissuto come un privilegio.

Da qui nascono le mie iniziative “un fiore per ogni venerdì” e “non ho un giardino ma ho il mio angolino”. La prima per farvi conoscere le varietà dei fiori e le loro diverse peculiarità, le loro unicità nella fioritura e nel modo di essere al mondo.
Curare ed amare le piante è un’attività che riempie di gioia in maniera difficile da descrivere a parole, anche senza avere un giardino si possono coltivare angoli verdi nelle nostre case, ecco il principio della seconda iniziativa “non ho un giardino ma ho il mio angolino”.
Senza dubbio le ragioni che mi spingono ad insistere sono farvi tornare al piacere di avere fiori e piante nelle vostre case e farvi avvicinare al loro straordinario potere di bellezza e positività. Queste sono iniziative mie e originali, vengono dalla mia storia e sono fondate su quei principi solidi che vi ho raccontato. Diffidate dalle imitazioni!

I miei primi infiniti grazie quindi vanno alle mie radici e alla mia famiglia tutta, in particolare alla mia mamma che con me ha nutrito La Fiorellaia e mi è sempre stata accanto.

Sono successe così tante cose negli ultimi anni della mia vita che mi stupisco di come sia stato possibile fare tutto, sostenerlo e realizzarlo.
È stata una vera e propria rivoluzione. Quello che fa la differenza nel percorso di un essere umano sono le persone, l’abilità di riconoscere quelle giuste e la forza di allontanare quelle sbagliate. Siete d’accordo? Io ne sono abbastanza convinta, per me almeno è così. 
Anche grazie al mio lavoro ne ho incontrate davvero tantissime e di ogni tipo: profonde, pure, oneste e ligie ai valori, generose, geniali, iper talentuose. 
Ad alcune in particolare devo moltissimo, senza la loro fiducia e vicinanza sarebbe stato tutto più difficile, qualcosa addirittura irraggiungibile. 
Mara Brioni per esempio é una di queste, da sempre grande sostenitrice della Fiorellaia, amica preziosa e sincera.
Poi ho conosciuto anche l’altra faccia (o feccia) della medaglia umana che mi ha delusa profondamente: i furbi, gli avidi, i presuntuosi, gli stupidi, gli arroganti, gli invidiosi, gli ipocriti. 
Non è semplicissimo capire ed accettare che il mondo non è sempre fatto di persone oneste e giuste, che quello che tu non faresti mai e poi mai per principio qualcuno invece lo fa ogni giorno, c’ho messo un po’ ad imparare a difendermi.

Ho sofferto e mi sono arrabbiata tanto ma è sempre arrivato il momento in cui la rabbia si trasformava in carburante: se mi sfidi fai il mio gioco.

Lo slancio iniziale è stato tutto di pancia. Ero esausta del mio vecchio lavoro, un lavoro che mi dava sicurezza ma che non lasciava spazio alla creatività. Grazie a quell’esperienza ho imparato davvero tantissimo, tuttavia non potevo più accettare di rinunciare al lato di me più vero e urgente. Un giorno di ottobre 2015 mi sfogavo con un’amica raccontandole il mio stato di insoddisfazione. Dopo pochi giorni mi mandò lo screenshot di un annuncio: il proprietario del negozio di fiori del suo paese cedeva l’attività. “Quel negozio é tuo” mi disse, conoscendo la mia inclinazione per quel mondo.

Non so davvero descrivere cosa ho sentito, è stata una spinta fortissima, oserei dire una vocazione, un fuoco dentro che divampava e che non ho potuto contenere. La sera stessa mi informavo sui percorsi di studio di arte floreale e la mattina dopo mettevo piede per la prima volta in quello che due mesi dopo sarebbe diventato ufficialmente il mio negozio. Da quel giorno non ho più smesso di tenere fiori tra le mani, è stato il mio ultimo grande innamoramento.
In quella fase non ho avuto paura nemmeno per un attimo, forse ero incosciente o semplicemente avevo trovato la mia strada. Ero sicura di essere sulla quella giusta anche perché tutte le persone più importanti della mia vita mi hanno appoggiata, da subito e senza alcun dubbio sulla mia riuscita.

Sono partita con l’idea di avere un negozio in cui accogliere le persone con sorriso e attenzione, cercando di tramettere il mio amore sul mondo vastissimo dei fiori e delle piante, facendo proposte originali e slegandomi dal tradizionale modo di fare il fiorista. Sembra tanto diffuso oggi, ma quando ho iniziato io non era sdoganato. Ho lavorato alla ricerca di artigiani che con le loro mani creano meraviglie, li ho selezionati e messi in negozio: dalle borse ai gioielli, ceramiche e terrecotte, semi e carte, ho selezionato in Italia, all’estero e durante i miei viaggi. La mia regola è sempre stata la coerenza, le cose che si muovono in negozio sono sempre inerenti al mondo floreale, lo è tutt’oggi.

Per rispondere alle persone che mi chiedono “come hai iniziato?” dico: CORAGGIO, PASSIONE, AMORE, PERSONALITÀ, ONESTÀ, SACRIFICIO. 

Un bel giorno Marcello mi chiese di sposarlo, fu qualche mese prima di acquistare il negozio, il giorno del mio trentaduesimo compleanno. Eravamo a fare un piccolo viaggio nella bella Torino e io ero ignara di quanto la mia vita sarebbe cambiata nell’anno a venire e di quanto quel SI avrebbe influenzato ogni evento.

È stato il giorno più bello della mia vita.

Grazie al nostro matrimonio ho capito cosa significa progettare un allestimento floreale, dare un’identità visiva ed emotiva a quel giorno. Mi sono messa in gioco insieme al mio maestro ed è stata una delle cose più belle che potesse capitarmi. Concetto, studio, proposte, progettualità, unicità: era quello che volevo fare.

Mi sono data tutta, ho studiato, mi sono affiancata a professionisti più preparati di me e ho imparato tanto anche dai miei errori.
Ho incontrato persone che prima di me hanno percepito le mie capacità. Quando in fasi così importanti del percorso professionale ti capitata di trovare persone così, che riconosco il tuo valore facendoti da specchio, è una grande fortuna.
E così dal 2016 ad oggi…da un piccolo negozio a Via Milano 43, da 5 a 80 eventi, da due a 7 persone.
Da Io a Noi.

Noi: la mia squadra, la mia svolta, la mia famiglia dei fiori rappresenta in questa immagine.

Dopo anni di notti insonni, nervosismi e persone sbagliate oggi dopo il mio nuovo enorme cambiamento posso dirmi sicura di averlo fatto con un team sano e forte. 
Laura è solidità e compattezza.
Cristina è organizzazione e positività.
Chiara è testardaggine. 
Elisa è pazienza e fermezza. 
Vitto è sicurezza. 
Nadia è ordine e precisione.
Io sono fortunata!